«Per chi è ammalato non c’è mai un lavoro»

RENAZZO. «Sono invalido al 90% e cerco lavoro. Ma questo sistema non permette di tornare a essere produttivi, di rimettersi in gioco nel mondo del lavoro, di poter avere una dignità come persona e come lavoratore». Una protesta e al contempo un appello, quello lanciato da Roberto Resca, 42 anni di Renazzo. Una storia, iniziata tre anni fa, quando ha scoperto di avere una malattia congenita ereditaria del metabolismo, il morbo di Fabry. «Allora – spiega Resca – lavoravo come manutentore in un’azienda di Pieve di Cento. Tuttavia, nel momento in cui ho scoperto di essere affetto da questa malattia, che nel giro di poco tempo mi ha consumato i reni, ho dovuto prendermi una pausa dal lavoro. Mi sono serviti due anni per trovare un minimo di stabilità, tra interventi, cure e tutto ciò che ne consegue. Oggi vado tre volte alla settimana a fare la dialisi. Lo Stato mi passa la cura per fare in modo che la malattia non avanzi e non intacchi tutti gli altri organi, ma la mia vita è fortemente condizionata». Tuttavia, racconta il renazzese, durante il periodo di malattia, «non sono stato informato dall’azienda della scadenza dei due anni di mutua. Nel frattempo, avevo chiesto se potevo cambiare mansione, ma non ho riscontrato alcuna volontà da parte dei datori di lavoro di darmi la possibilità di rimettermi in gioco. Poi è arrivata la proposta di licenziamento».
Sentendosi senza alcuna prospettiva, l’uomo è arrivato tre anni fa, a firmare il licenziamento consensuale con una liquidazione di 9mila euro. «Alla fine sembrava tutto pattuito – spiega – ma in realtà non ho ricevuto nulla, nemmeno il Tfr. Improvvisamente, cosa per cui ho incaricato un avvocato, tutto ciò che mi spettava, a mia insaputa, è stato dato direttamente ad un’agenzia di finanziamento per estinguere un precedente prestito, che avevo richiesto per motivi personali, di 10mila euro. Tutto è avvenuto senza che io fossi informato. Dal procedimento, ho avuto un rimborso di 1.200 euro. Tante le promesse fatte anche dai sindacati, ma nulla». Ma Resca, non si dà per vinto. In lista e in attesa del trapianto, continua ogni giorno a fare colloqui e incontri per cercare un lavoro: «È vero, la vita da dializzato è un calvario. Ma io non sono uno scarto, ho ancora tanto da dare. Sono iscritto alle catene protette e sto cercando in ogni modo di poter tornare a lavorare, facendo domande, chiedendo ovunque, ma trovo solo porte chiuse. Come tanti invalidi, purtroppo, vivo con la pensione che ci dà l’Inps, ma vorrei per quanto possibile rientrare nel mondo del lavoro per rendermi utile. Con tasse e leggi che non fanno che complicare le cose, questo sistema non fa che penalizzare noi invalidi».
Per avere ulteriore sostegno nello spezzare una lancia a favore degli invalidi, Resca ha chiesto sostegno anche alla Lega Nord, di cui è esponente a Cento: «Una battaglia che sto portando avanti anche con la Lega Nord, per chiedere una riforma della legge che tuteli la dignità e favorisca il reinserimento degli invalidi nel mondo del lavoro, con agevolazioni importanti e non solo».

La Nuova Ferrara
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