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Cento, chiusi gli ultimi Map

CENTO. Una procedura tutto sommato normale, quasi banale, ma dal grande valore simbolico per un territorio che tanto ha pagato al terremoto del 2012. Riconsegnati oggi alla Regione, tutti i Prefabbricati Modulari Abitativi Rimovibili (Pmar), più conosciuti come Map, che, nel post terremoto e poi dal gennaio 2013, hanno ospitato nel Centese decine e decine di nuclei familiari. I moduli di Cento saranno destinati alla zone terremotate del Centro Italia. Dei 44 container allestiti nel Centese ne erano rimasti otto: tre a Cento, due a Casumaro e tre ad Alberone, per un totale di 28 persone residenti, di cui 10 minori. Per i nuclei familiari, in attesa degli interventi di ripristino dell’agibilità delle abitazioni, di proprietà, in affitto o in comodato, è stata trovata una soluzione abitativa attraverso l’acquisizione al patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) di nove unità immobiliari con risorse finanziarie regionali volte proprio a questo impiego. Ora la Regione renderà i Pmar alla ditta Falcone di Cuneo.  Lo smontaggio è previsto entro maggio da parte dell’azienda fornitrice Pagin srl, attualmente impegnata nella costruzione di un centro commerciale provvisorio ad Amatrice. Il destino dei moduli, anche centesi, è infatti quello di essere reimpiegati nelle zone terremotate del Centro Italia. Una volta terminato lo smontaggio, l’area di Cento tornerà al proprietario, mentre quelle di Casumaro ed Alberone verranno restituite al Comune: sono previste risorse regionali per il loro ripristino e la pulizia. «Abbiamo lavorato in accordo con la Regione e con il presidente Stefano Bonaccini – afferma il sindaco Fabrizio Toselli – concordando pienamente sull’esigenza di superare questa soluzione, che personalmente ho mai condiviso. La rimozione dei moduli rappresenta un passo fondamentale per il pieno ritorno alla normalità, insieme ai progetti cui stiamo lavorando per restituire alla comunità importante edifici pubblici e l’impegno con cui si sta operando anche sulla ricostruzione privata».

La Nuova Ferrara
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