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Carabiniere condannato, colpì in testa un ragazzo

RENAZZO. Condannato, sì, ma per il reato per cui era stato assolto al processo di primo grado: lesioni. E assolto, invece, dal reato più grave, per lui brigadiere dei carabinieri, Daniele Sabino, in servizio allora alla Compagnia di Cento, perchè quella notte del gennaio 2009 entrò in una casa di Renazzo, inseguendo un ragazzo, ma non commise nessuna violazione di domicilio tantomeno aggravata dall’abuso dei poteri inerenti la sua funzione. Sentenza ribaltata, dunque, dopo 8 anni, ieri dai giudici della Corte d’appello di Bologna per un fatto che all’epoca innescò non poche polemiche e tanto altro. La pena decisa dai giudici è stata di 6 mesi, solo per il reato di lesioni sul ragazzo Edoardo Tura, che accusava il militare di averlo colpito alla testa con il calcio della pistola: fatto che dalle perizie medico legali non è mai stato confermato, mentre i tecnici spiegarono che la ferita poteva essere compatibile anche ad un urto con lo spigolo tagliente. Quella sera il giovane stava tornando a casa, e ad un controllo non si fermò (sostennero i militari, tantomeno all’invito di accostare segnalato con abbaglianti), mentre il ragazzo disse di non essersi accorto di nulla, arrivò a casa aprendo il cancello della villetta. Che restò aperto un attimo, così che la pattuglia dei carabinieri entrò dentro: uno dei militari, a piedi (Sabino) si avvicinò al ragazzo e ne nacque una colluttazione: i giudici di primo grado valutarono che il carabinieri agì abusando dei suoi poteri. Compiendo anche una violazione di domicilio: non vi era motivo del suo intervento. Che i carabinieri giustificarono con il sospetto che il ragazzo avesse droga. Mai trovata. Ieri i giudici hanno ribaltato tutto: nessuna violazione di domicilio, assolto perchè il fatto non costituisce reato (il carabiniere non abusò dei suoi poteri, si può ipotizzare in attesa della motivazione tra 90 giorni). Per i giudici, sebbene il suo intervento sia stato ritenuto lecito, il carabiniere causò lesioni al ragazzo, da qui la condanna. Contro cui la difesa farà ricorso in Cassazione.

La Nuova Ferrara
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