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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Pubblicato il 07/08/2010 alle 15:25:45, letto 48 volte
Spagna. Volevate rivedere il nuovo Melloni? Niente di più facile. Basta andare su You Tube, digitare nello spazio ‘cerca’ Tonino Marulla e il gioco è fatto. Otto minuti e cinquanta secondi di video dove Stefano Melloni, l’ex superlatitante centese del crac Patrimonium, condannato in via definitiva a 10 anni (che diventano 7 grazie all’indulto), è ripreso mentre premia una squadra di pallamano di Antequera dove da anni vive ed è proprietario del ristorante ‘vippissimo’ Lucullo. Ma per tutti (o quasi) oggi non è più Stefano Melloni, il super manager amato e ammirato tra le vie di Cento, bensì si fa chiamare Antonio Tonino Marulla, 54 anni, fisico asciutto, occhialini fashion, sorriso stampato sul volto. Così appare anche nel video su internet. Lo spagnolo non è certamente quello di un madrelingua, sotto sotto si sente ancora l’accento ferrarese. «E’ un piacere avervi come ospiti nel mio ristorante — dice in spagnolo di fronte agli atleti di Antequera —, mi gusta l’ambiente e l’agonismo». Poi si lascia scappare un «buon appetito, come si dice in italiano». Il crac Melloni, ops Marulla, fallì con la società finanziaria Patrimonium nella primavera del 1993 lasciando un buco di 130 miliardi di vecchie lire rastrellati negli anni da 1.840 risparmiatori di mezza Italia. Nell’aprile di quell’anno sparì tra lo stupore generale. Ci fu chi giurò di averlo visto a Malaga e chi addirittura negli Stati Uniti. Il 21 giugno 2000 il tribunale estense lo condannò a 18 anni, per i giudici fu «lui ad architettare genesi e morte delle società finanziarie». E fu sempre lui «che obbligò il fratello Valerio a seguirlo nell’impresa». Il 15 marzo 2003 la Corte d’Appello di Bologna diminuì la pena da 18 a 10 anni. Solo il 31 luglio 2008 la polizia spagnola e i carabinieri di Cento, sotto la direzione della procura di Ferrara, lo arrestarono ad Antequera, cittadina a 50 chilometri da Malaga. Ma dopo essersi fatto 40 giorni di carcere ed essersi opposto all’estradizione (19 agosto 2008) è tornato fuori. Attualmente è in libertà vigilata, con divieto di espatrio, e sottoposto all’obbligo di firma. Sulla sua estradizione deve pronunciarsi ancora la Corte centrale di Madrid, l’equivalente della nostra Cassazione.«Siamo in attesa della trascrizione della determinazione — spiegavano proprio ieri gli inquirenti — e ad oggi non ne sappiamo nulla». Il giallo del caso se ne interessò anche la senatrice Maria Teresa Bertuzzi che il 30 maggio 2009 presentò un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni. La risposta dal ministero degli Affari esteri arrivò, senza fretta, il 17 dicembre. «La latitanza di Melloni — spiegò il sottosegretario Alfredo Mantica — durò dal 1993 al 1996, quando, dopo una prima cattura a Malaga, in attesa dell’estradizione, riuscì a scappare una seconda volta, e dal 1996 fino al luglio 2008, quando finì nuovamente in manette grazie all’efficace azione investigativa dei carabinieri di Cento coordinati dalla procura di Ferrara. Secondo quanto comunicato dalle autorità spagnole la procedura instauratasi dinanzi al tribunale risulta essere ancora in corso. In attesa della sua pronuncia, la consegna all’Italia è per il momento sospesa. Melloni — concluse — è stato assoggettato alla misura della libertà vigilata con divieto di espatrio ed è sottoposto all’obbligo di firma presso la polizia locale, obbligo cui ha finora adempiuto regolarmente». Morale? Tutto è ancora in alto mare. Del resto sono trascorsi solo 2 anni...Il Resto del Carlino
Pubblicato il 02/08/2010 alle 22:24:05, letto 42 volte
S,Agostino. Due uomini, entrambi residenti a Cento, sono stati intercettati e fermati dai carabinieri del Norm della compagnia di Cento che cercavano gli autori di un furto di cavi elettrici effettuato ai danni di un cantiere edile di S. Agostino. Decisiva è stata la collaborazione di alcuni cittadini che avevano assistito alla scena dei due individui che, scavalcata la recinzione del cantiere ed entrati all’interno della ditta, poco dopo ne sono usciti con numerosi cavi elettrici in spalla e si sono allontanati a bordo di un'auto. L’immediata comunicazione al 112 da parte dei cittadini è stata quindi determinante per far scattare le ricerche dei carabinieri che dopo pochi minuti hanno incrociato l’auto sospetta in località Corporeno. I due hanno tentato la fuga e i carabinieri si sono lanciati in un breve inseguimento al termine del quale i militari hanno effettuato i controlli. Nel corso della perquisizione i militari hanno trovato, all’interno del bagagliaio dell’autovettura, 6 bobine di cavi elettrici ed una tronchese utilizzata per creare il varco nella recinzione del cantiere e tranciare i cavi contenenti il rame. Le successive indagini, a cui hanno collaborato anche i carabinieri della stazione di Casumaro, hanno consentito di ricostruire l’accaduto e di accertare la responsabilità dei due fermati. Si tratta di C. M., 24 anni, e D. A. di 27, che sono stati arrestati e poi rimessi in libertà. I ladri un po' maldestri hanno rischiato di rimanere fulminati mentre tranciavano i cavi collegati alla rete elettrica. Inoltre, per irregolarità rispetto alle norme del codice della strada, l’autovettura utilizzata per il furto è stata sottoposta a fermo amministrativo.Il Resto del Carlino
Pubblicato il 17/06/2010 alle 12:11:47, letto 69 volte
Poggio Renatico. Due vite spezzate, ieri, intorno alle 17.15, nel tragico frontale avvenuto sulla Cispadana, tra Poggio Renatico e S. Carlo. Probabilmente un malore o una disattenzione e il furgoncino, un Opel Combo che da Ferrara si dirigeva verso Cento, all’uscita da una curva ha invaso la corsia su cui procedeva in direzione opposta un camion, guidato da M.F., 35enne di Migliarino. Inevitabile e violentissimo l’impatto: Mario Bolini, 50enne di Quistello, nel mantovano, e un giovane di 22 anni, Alex Borghi, di Finale Emilia, che viaggiano a bordo del veicolo, hanno perso la vita. Il furgoncino risulta di proprietà di una ditta artigiana: i due, elettricisti, erano reduci da un lavoro in un cantiere del Bolognese. Il camionista è rimasto fortunatamente illeso. La strada è stata chiusa al traffico in entrambe le direzioni: la viabilità è stata garantita dalla polizia stradale – che ha condotto i rilievi -, in collaborazione con la pattuglia dei carabinieri di Poggio Renatico. La viabilità è stata poi ripristinata intorno alle 18.30. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco e i medici del 118, che avevano inutilmente allertato anche l’elisoccorso.Estense.com
Pubblicato il 25/05/2010 alle 09:27:07, letto 68 volte
Provincia di Ferrara. Pioggia di autovelox e tutor sulle strade provinciali. La promessa del Castello sta diventando realtà, ora che l’appalto per comprare le apparecchiature e installarle è stato bandito e si dispiega la mappa delle collocazioni. Le prime in calendario erano già note, con il “poliziotto” delle medie chilometriche a sorvegliare la Rossonia, poi Virgiliana e via Copparo, ma c’è altro. La Provincia ha stanziato una forte somma per dotarsi di un «sistema di controllo delle velocità medie e istantanee dei veicoli per l’elevazione della sicurezza delle strade»: l’importo complessivo dell’appalto è 488mila euro, di cui 463mila per l’esecuzione dei lavori e 12mila per la progettazione esecutiva. Appalto tutto compreso, comprensivo di manutenzione e garanzia di 24 mesi, ma senza tenere in mano la gestione, che resta appunto alla Provincia. I lavori sono finanziati in parte con fondi della Regione e in parte con mutuo della Banca europea d’investimenti. Come saranno divisi gli introiti delle future multe? «E’ prevista una suddivisione tra Provincia e Comuni dei tratti interessati - rende noto l’assessore alla Mobilità del Castello, Davide Nardini - L’impegno è utilizzarli per aumentare la sicurezza delle strade». Le prime indicazioni sulle collocazioni sono queste: si parte con il tutor, cioè il rilevatore della velocità media, in un tratto rettilineo da 50 chilometri all’ora sulla Rossonia, poco prima del ponte di Final di Rero. Poi toccherà agli autovelox, i primi due sono previsti in via Copparo, prima di quello già esistente (e odiatissimo) di Tamara, oltre Baura, e all’inizio della Virgiliana, verso Bondeno. La Provincia poi è intenzionata a “blindare” via per Cento, nella zona di Sant’Agostino, e la via per il Mare, dalle parti di Jolanda di Savoia. «Vogliamo garantire la sicurezza sull’intera rete stradale provinciale» è l’intendimento confidato da Nardini. Non ancora individuato il secondo tratto sotto tutor. I tempi di realizzazione della rete sono abbastanza ravvicinati. Le offerte sull’appalto devono essere presentate in Provincia entro il 25 giugno, quindi i lavori dovrebbero iniziare in autunno. Gli automobilisti, dunque, dovranno iniziare a star molto attenti, con tutta probabilità, già nel periodo natalizio. Il contributo dei velox è considerato molto importante per la sicurezza stradale, poichè la maggioranza dei morti in incidenti avviene negli ambiti comunali, cioè non in strade di grande percorrenza. Il Comitato “Paglierini” fa però notare che nell’ultima riunione dell’Osservatorio per la sicurezza stradale, il 20 maggio, «brillavano per la loro assenza quasi tutti i sindaci, tranno uno, dei 26 comuni del Ferrarese, e, con loro, gli assessori delegati alla sicurezza stradale». Al vertice della pericolosità, in rapporto agli abitanti, ci sono Ostellato, Migliaro e Sant’Agostino.La Nuova Ferrara
Pubblicato il 19/05/2010 alle 10:00:23, letto 53 volte
Pieve di Cento. “Ormai è di moda denunciare tutti per tutto” sostiene l’avvocato Alberto Bova. Il legale – interpellato nel merito dal quotidiano “La Nuova Ferrara” – è chiamato a difendere due agenti di polizia municipale della caserma di Reno-Galliera, a San Giorgio di Piano: un 39enne di San Giovanni in Persiceto e un 29enne di Portomaggiore. A denunciarli, corredando la dichiarazione di foto di lividi e contusioni, è Alessandro C., un 32enne di Pieve di Cento (assistito dall’avvocato Massimo Bissi), che sostiene, sempre sulle pagine delle cronache ferraresi: “Quello che è successo è assurdo e ora quei due dovranno spiegare il perché”.
Il fatto risale al pomeriggio del 24 marzo scorso. Erano circa le 16, quando Alessandro tornava a casa a Pieve di Cento, dopo essere stato a una visita fisioterapica a Cento.
Il 32enne stava percorrendo via Ponte Nuovo, all’altezza di via Lanzoni, a Pieve. Il padre racconterà che il giovane aveva appena svoltato a sinistra sulla via Ponte Nuovo. I vigili si trovavano più avanti, a 130 metri di distanza: e hanno interpretato quella svolta come una fuga. L’hanno così inseguito e fermato 600 metri dopo. Sirene e lampeggianti accesi, immediatamente, per lui. Alessandro credeva non fosse per lui l’alt. E invece la pattuglia lo ha affiancato e fermato all’altezza del Punto bar. A quel punto, secondo il 32enne, un vigile gli avrebbe puntato la pistola in faccia, terrorizzandomi”.
“Se ti muovi ti buco”, avrebbe minacciato il vigile, abbassando, dopo diversi secondi, l’arma. C’era anche una vigilessa, che se ne stava, secondo quanto riferisce il 32enne, accanto all’auto di ordinanza: sarebbe rimasta ferma e muta per tutto il tempo. Poi, dopo essere andato in macchina a prendere i documenti, il vigile lo avrebbe spintonato.
A quel punto il pievese avrebbe preso il telefono e chiamato il padre, perché la situazione stava degenerando. Sarebbe quindi intervenuta una seconda pattuglia, chiamata dal primo vigile. Alessandro sarebbe quindi stato caricato sull’auto della polizia e portato al comando di San Giorgio di Piano. Là, dopo qualche minuto dentro uno stanzino, gli stessi due poliziotti lo avrebbero preso di forza e portato in bagno, dove sarebbe stato costretto a denudarsi e infine preso a botte.
Secondo i vigili, invece, lui avrebbe reagito in modo violento ad un controllo: tanto è vero che – dopo l’arresto e il successivo rilascio – è partita una denuncia a suo carico per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni lievi (tre giorni di prognosi ai vigili, contro i dieci refertati al pievese), oltre che per guida sotto l’effetto di stupefacenti, in quanto il 32enne si sarebbe rifiutato di sottoporsi al test previsto dal codice della strada.
A questo punto, fare chiarezza è d’obbligo. Si spera che la verità su questo presunto pestaggio possa venire svelata da un filmato ripreso dalle telecamere della caserma, che è stato sequestrato nei giorni scorsi dalla procura di Ferrara su richiesta del pm Barbara Cavallo, per valutare se vi siano elementi obiettivi di riscontro di tale abuso.
Sarà la polizia postale a estrapolare le eventuali immagini utili a contribuire a far luce sulla vicenda. La relativa perizia verrà conferita il prossimo 7 giugno.
Le indagini sono quindi tuttora in corso, mentre il dibattito è aperto sulla competenza dei reati: la resistenza a pubblico ufficiale e lesioni sarebbe infatti avvenuta a Pieve di Cento – il cui territorio appartiene alla procura di Ferrara -, ma le presunte lesioni sarebbero avvenute a San Giorgio di Piano, che concerne la procura di Bologna.
Estense.com
Pubblicato il 12/05/2010 alle 18:18:17, letto 37 volte
Molino Boschetti. Il Comitato AGD esprime soddisfazione per essere riuscito a provocare un confronto, a tratti aspro ma certamente costruttivo, tra la popolazione dei paesi della “zona discarica” e gli amministratori dei Comuni di Cento e S.Agostino e della Provincia di Ferrara, e si compiace della grande partecipazione alla serata di mercoledì scorso di molte persone che hanno finalmente avuto l’opportunità di esprimere il loro disagio e far sentire la loro voce. L’obiettivo era fare chiarezza e su alcuni punti l’obiettivo è stato raggiunto, mentre su altri no. Sicuramente positivo è il fatto che il procedimento di messa in sicurezza della prima discarica sia stato finalmente avviato, innescato due mesi fa dalla diffida della Provincia di Ferrara e ora affidato operativamente dal Comune di Cento alla CMV.
Altrettanto positivo è che ci sia stata una sostanziale disponibilità della Provincia di Ferrara e del Comune di S.Agostino a sottoscrivere un accordo di programma in cui fissare le regole condivise di gestione della discarica, e a dare vita ad un comitato di controllo. Il Comune di Cento, su questo punto purtroppo non si è espresso con chiarezza. Il punto più dolente è la terza discarica, destinata a raccogliere rifiuti speciali provenienti dall’intero territorio nazionale, per la quale CMV ha presentato un progetto e richiesto alla Provincia l’autorizzazione a realizzarla, una volta appurato che le condizioni ambientali e di sicurezza lo consentano. Di fronte alle rappresentanze istituzionali presenti, Comune di Cento, Comune di Sant’Agostino e Provincia di Ferrara, i cittadini, in modo unanime, hanno espresso la loro completa contrarietà alla creazione di una terza discarica, che si andrebbe ad aggiungere alle due già esistenti, di cui la prima chiusa ormai da dieci anni e nel brevissimo da mettere in sicurezza.
Il Comitato AGD ritiene non accettabile l’ipotesi di apertura di una terza discarica in quanto metterebbe ulteriormente in pericolo la salute della popolazione oltre che peggiorare, se possibile, la situazione ambientale di questa area. AGD, insieme alla cittadinanza, auspica che i rappresentanti delle istituzioni, tengano in adeguata considerazione, come già espressamente dichiarato, le indicazioni ricevute in quella assemblea popolare. Entro un mese, nella Conferenza dei Servizi, i Sindaci del nostro territorio avranno la concreta possibilità di mettere fine a oltre un quarto di secolo di discariche a Casumaro.Comunicato stampa Agd
Pubblicato il 07/05/2010 alle 10:34:23, letto 61 volte
Pieve di Cento. Per gli agenti della Polizia municipale di Reno Galliera è un automobilista che ha reagito con le botte ad un controllo, per lui invece solo loro gli aguzzini: i vigili urbani. «Mi hanno portato in caserma e mi hanno pestato», è scritto nella querela consegnata al pm. Così quella che avrebbe dovuto essere una denuncia per resistenza e rifiuto di sottoporsi ad accertamenti sullo stato psicofisico del conducente dell’auto si è trasformata negli ultimi giorni in un nuovo possibile caso di abusi ad opera di pubblici funzionari cui è stato affidato il compito di far rispettare leggi e regolamenti. La storia è approdata in procura (il magistrato competente è Barbara Cavallo) un paio di giorni fa e deve ancora, quindi, essere valutata dagli inquirenti. La cautela è d’obbligo e i fatti al centro delle indagini sono al momento posizionati in segmenti diversi del loro percorso giudiziario. La denuncia contro A.C., 32 anni, nato a Cento, comune nel quale ha anche lavorato, ma residente a Pieve, ha già passato il vaglio delle indagini preliminari ed è giunta ad un passaggio cruciale: la notifica dell’atto con cui il pm informa le parti dell’avvenuta conclusione dell’inchiesta. Le accuse di A.C. rivolte ad alcuni agenti della polizia municipale di Reno Galliera, che accorpa il servizio di alcuni Comuni del Bolognese tra cui Pieve di Cento, sono contenute in una memoria-querela con la quale la difesa dell’i ndagato, rappresentata dall’avvocato Massimo Bissi, chiede al pm di svolgere accertamenti e di indagare su specifici fatti. Un input, al momento, nulla di più. La vicenda risale al pomeriggio del 24 marzo scorso, mentre A.C. stava percorrendo via Ponte Nuovo, a Pieve, provenendo da Cento. Giunto all’altezza di via Iº maggio l’u omo ha svoltato poco prima di incrociare una pattuglia della polizia municipale di Reno Galliera. A.C. sarebbe stato quindi inseguito dalla pattuglia, lampeggianti accesi, e fermato. I vigili eseguono il controllo, ma secondo la loro versione l’uomo si sarebbe opposto innescando una sorta di colluttazione. Nello scontro due agenti restano contusi: uno al polso, l’altro al polso e alle spalle. Si tratta di ferite lievi, guaribili in tre giorni. Ma sono sufficienti per contestare al conducente del veicolo la resistenza a pubblico ufficiale e le lesioni. Il trentaduenne di Pieve deve anche rispondere di guida sotto l’effetto di stupefacenti: non avrebbe accordato infatti il consenso al test previsto da una norma del codice della strada, il che comporta comunque una denuncia. Il verbale dei vigili urbani innesca un’inchiesta che segue lo stesso corso di altre indagini dello stesso tipo. Il pm chiude le indagini e invia il 415 bis all’indagato, il quale nel frattempo ha compiuto i suoi passi e si è affidato all’avvocato Bissi. Ha interpellato un medico legale, Antonio Vanzi, di Ferrara, e gli ha chiesto una consulenza su alcune contusioni, una in particolare molto evidente (al fianco), che ha sul corpo. Poi, assieme al legale, mette nero su bianco la sua ricostruzione e la trasmette alla procura. L’accusa è pesante ed espone ulteriormente A.C. sul fronte giudiziario: se la sua denuncia fosse inventata o distorta potrebbe essere a sua volta accusato di calunnia. Il suo racconto è corredato di fotografie e fornisce una versione dei fatti molto diversa da quella resa dagli agentoi. Uno dei componenti della pattuglia avrebbe puntato una pistola contro il volto di A.C. subito dopo essersi fermato. Poi l’avrebbe insultato e strattonato, minacciandolo: «Se non fai quello che ti dico ti buco». Ad A.C. viene chiesto di consegnare il cellulare, lui si rifiuta, poi chiama il padre. Quando quest’ultimo arriva A.C. viene caricato in auto e portato alla caserma di S. Giorgio di Piano. Il padre resta indietro. In caserma l’indagato sarebbe stato denudato e perquisito, portato nel bagno, insultato e pestato: colpito «con calci e pugni», sottolinea l’avvocato Bissi. «E’ stato subito trattato come un terrorista, senza nessun motivo - prosegue il legale - nessuno l’ha informato dei suoi diritti, è stato sottoposto a perquisizione personale e dell’auto senza poter chiamare un avvocato e senza che gli venisse rilasciato un verbale, è stato picchiato a mani nude e il medico legale ha confermato la compatibilità delle lesioni (lividi al collo, braccia e a un fianco) con il suo racconto».La Nuova Ferrara
Pubblicato il 07/05/2010 alle 10:30:37, letto 78 volte
Castello d'Argile. Una donna di 57 anni è morta in un incidente stradale a Castello d’Argile, nel Bolognese, ieri mattina verso le 7.30. Secondo una prima ricostruzione si è trattato di uno scontro frontale tra due auto, avvenuto in località Bagno di Piano. Oltre alla vittima, c’è stato anche un ferito, non grave, portato all’ospedale di Bentivoglio per le cure del caso. La vittima si chiamava Adriana Casturà e abitava a San Giovanni in Persiceto. Era da sola alla guida di una Renault Megane che, in curva, si è schiantata contro un suv Bmw X6. La donna è morta all’istante, mentre il conducente dell’altro veicolo, un trentaseienne di Cento, ha riportato solo lievi ferite. Una delle due auto, secondo la prima ricostruzione, avrebbe invaso la corsia opposta. Al momento dell’incidente non stava piovendo, ma l’asfalto era bagnato. Per i rilievi è intervenuta la polizia municipale, sul posto anche i vigili del fuoco dei distaccamenti di Cento e San Giovanni in Persiceto.La Nuova Ferrara
Pubblicato il 24/04/2010 alle 10:09:16, letto 66 volte
Ferrara. Non è mai successo ma accade ora nella scuola superiore della città al centro, prima di una inchiesta giudiziaria e adesso di un braccio di ferro tra procura e Ufficio gip per la richiesta, clamorosa, di sospensione dal servizio della preside e di arresto di un professore. Per la preside, infatti, la procura ha chiesto la sospensione dal servizio con l’accusa di abuso d’ufficio, mentre per il professore di una delle materie tecniche più importanti è stato chiesto addirittura l’arresto per abuso d’ufficio e molestie sessuali, verbali e non. I provvedimenti sono stati richiesti dal pm Angela Scorza sulla base delle indagini condotte dagli ispettori del nucleo di polizia giudiziaria dei carabinieri della procura. Provvedimenti che sono stati bocciati e non accolti dal giudice per le indagini prelominari dopo aver valutato attentamente gli atti proposti al suo ufficio: il gip Piera Tassoni ha così negato i provvedimenti richiesti, mentre la procura ha proposto appello e il prossimo round del braccio di ferro giudiziario si svolgerà davanti al tribunale del Riesame di Bologna, all’udienza già fissata per il 7 maggio. E per cui sono stati notificati gli atti alle singole parti, legali compresi che ieri si dicevano del tutto increduli per l’evoluzione della vicenda, confidando che il Riesame valuti come il gip l’insussistenza della gravità per adottare i provvedimenti cautelari. E’ questo l’epilogo - parziale - di una vicenda scoppiata all’interno dell’istituto superiore cittadino, e che vede indagati oltre le due persone anche la moglie del professore accusato. Tutto ruota attorno ai comportamenti che il professore avrebbe tenuto in classe durante l’esercitazione pratica della sua materia: comportamenti che sono stati ritenuti dalla procura di chiara matrice sessuale, anche se verbali e solo in un caso fisico per carezze sui capelli di una ragazzina. Proprio 4 studentesse 16enni hanno dato il là all’inchiesta: da una parte riferendo gli atteggiamenti e gli atti ambigui del prof. ad un’altra professoressa che poi ha segnalato tutto alla preside. Dall’altra presentando formale denuncia, come fece una delle ragazze coi propri genitori ai carabinieri di Renazzo. La preside è accusata di abuso d’ufficio per aver fatto una sorta di processo alla classe in questione dove si sarebbero svolti i fatti segnalati: chiese agli studenti di firmare un foglio per avvalorare la tesi che quanto riferito sia dalla professoressa che aveva fatto scoppiare il caso e dalle ragazze stesse era una esagerazione. Un atto discutibile, realizzato con il ruolo condizionante di preside verso studenti: un atto ritenuto inopportuno dallo stesso dirigente dell’Ufficio scolastico Vincenzo Viglione che aveva, in seguito a questo caso e altre vicende, chiesto una ispezione amministrativa dell’istituto. Già questa richiesta di Viglione era apparsa grave (non ancora realizzata dall’Ufficio regionale). Ma mai così grave come la richiesta della procura di sospensione della preside e di arresti per il professore che insegna tuttora nella stessa scuola, alle stesse ragazze che lo hanno denunciato con conflitto colossale per i ruoli ricoperti visto che è accusato anche di abuso d’ufficio per aver fatto «processi» interni e fatto firmare atti agli studenti.La Nuova Ferrara
Pubblicato il 02/04/2010 alle 08:56:00, letto 57 volte
Ferrara. Cona docet: i ferraresi sono abituati ad attendere. In questo caso l’attesa non sarà biblica, si spera. Ma considerando che proprio Cona sta per nascere, sulla trasformazione del raccordo Ferrara-Mare in autostrada forse servirebbe un’accelerazione alla Florence Griffith-Joyner. Eppure si registra un’altra fumata nera sul delicato fronte della nuova (o meglio rinnovata) infrastruttura. Martedì doveva essere il giorno dell’apertura delle buste per partecipare alla gara. "Ma la seduta è stata rinviata — dicono dall’Anas con una nota secca —. Al momento, purtroppo, non è ancora non fissata la data per l’apertura". Ergo? Aspettare, aspettare, aspettare. Una delle poche certezze è che corrono in tre, al momento, per la Super ‘autostradale’. Uno dei concorrenti (gli altri due non sono stati resi noti) è la stessa Ati che si è recentemente aggiudicata la concessione per l’autostrada regionale Cispadana, di cui la Ferrara-Mare è il naturale prolungamento: l’associazione ha come mandante Autobrennero (51%) e come mandatarie Coopsette (19,30%) e Pizzarotti (19,30%) insieme a Coseam (3,30%), Impresa Collini Spa (3,00%), Impresa Oberosler Pietro (2,30%), Wipptaler Bau (0,70%), Cordioli & C. (0,50%), Mazzi Impresa Generale Costruzioni (0,50%) e infine Consorzio Ravennate (0,10%). Questo project financing è il primo pubblicato da Anas seguendo le nuove procedure del terzo correttivo del codice degli appalti, che riduce i tempi di affidamento con una gara unica per scegliere il promotore al quale affidare direttamente la concessione senza ulteriori fasi concorsuali. Comporterà qualcosa la mancata apertura delle buste? "Noi non ci tiriamo indietro — spiega il presidente di A2 autostrada del Brennero, Paolo Duiella —. La seduta è stata aggiornata e non sappiamo la data. Il nostro progetto è ancora in piedi ed è prematuro entrare nei dettagli ma di certo, visto che la Superstrada è in attività, pensiamo a un assetto che non impedisca il defluire del traffico". Tradotto, concretamente, gli svincoli attuali verranno dimezzati, saranno realizzati nuovi ponti e raccordi e rifatto l’asfalto, croce degli automobilisti. Ma le grane sono molteplici e, al di là dei cantieri (ipotizzabili non prima della fine del 2011 e addirittura per il 2012 inoltrato) di cui si conosce poco, sono due le criticità principali che la Provincia ha segnalato ad Anas, da cui dipende il bando in essere. "Il primo nodo è Cona — riflette la presidente della Provincia Marcella Zappaterra —. Chi deve andare in ospedale deve restare escluso dal pedaggio: è un problema che da tempo segnaliamo e per cui ancora non c’è una soluzione definita. Inoltre l’altra criticità è relativa al ponte di Porto Garibaldi, perché l’immissione sulla Romea non solo non può più rimanere com’è adesso ma, a maggior ragione in presenza di un’autostrada, se non si prevedesse una soluzione per raddoppiare le corsie, il problema delle file in uscita da Estensi e Spina con l’autostrada si aggraverebbe ulteriormente".Il Resto del Carlino
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